| Quando arriviamo sono circa le 10,30 e fuori dal
casello autostradale ci attende il nostro amico Giuseppe Schiera che poi
ci fa strada. Da Santhià si prosegue per Cavaglià, Salussola dove
incontriamo le nostre "guide", gli amici dell'Associazione
Biellese Cercatori d'oro che ci accompagneranno poi per tutta la giornata,
e quindi arriviamo sul posto della ricerca a Cerrione intorno alle 11,30.
Siamo sul fiume Elvo vicino ad una località denominata "La Bessa".
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Bruno Martini, del Gruppo Biellese ci spiega che questa località è
la più grande miniera a cielo aperto del passato in quanto già dai
tempi dei Romani e da prima ancora veniva estratto l'oro lasciato dai
ghiacciai della Val d'Aosta nelle rocce moreniche circostanti. Enormi
canali artificiali, in cui scorreva l'acqua, collegavano le 5 grosse
morene circostanti al fiume Elvo per il dilavamento del materiale
aurifero. Tutto il materiale di scarto, composto principalmente da
ciottoli e grandi massi, fu accatastato nei secoli fino a creare
appunto La Bessa, un'area collinare di circa 7 Km2 formata
artificialmente dall'uomo. |
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| Dopo aver visitato i resti dei canali di dilavamento scendiamo al
fiume ed iniziamo la ricerca vera e propria e, come in ogni escursione
dove manca l'esperienza, ci mettiamo a cercare in luoghi errati.
Infatti, sempre gli amici del Gruppo Biellese, a cui già in mattinata
si era unito Giannino Rambaldelli (autore del libro "Guida
pratica per la ricerca dell'oro in Italia"), ci spiegano e ci
illustrano le differenze tra le macchie di sabbia cosiddetta "di
stanca" dove sicuramente non c'è oro e le zone più scure,
ricche di magnetite e quindi sicuramente anche di oro che ha più o
meno lo stesso peso. |
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Passiamo così due, tre ore alla ricerca ed al
ritrovamento di pagliuzze d'oro acquisendo i rudimenti della tecnica di
lavaggio delle sabbie con la "bateia" (tipica padella per la
ricerca dell'oro) oppure con il "canaletto" (un canale di ferro
con all'interno un tappetino di plastica per la raccolta delle pagliuzze).
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Nel pomeriggio poi viene realizzata una gara tra
i più piccoli cercatori d'oro che hanno partecipato alla gita. Chi
ritroverà, nel giro di un'ora, la pagliuzza più grande riceverà in premio
una "bateia". Al termine della giornata facciamo la conta dei
ritrovamenti e comunque, chi più chi meno, porta a casa qualcosa. I
ritrovamenti più grossi sono stati per Giuseppe Spezie (una pagliuzza di
circa 4 mm) mentre il vincitore della gara tra i più piccoli è stato
Andrea Ceradini di 10 anni che ha trovato una pagliuzza di almeno 7/8 mm di
grandezza.
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| La ricerca è finita ma la giornata ancora no! E
così i nostri amici di Biella ci accompagnano a Vermogno (una frazione di
Zubiena) per visitare l'Ecomuseo dell'oro e della Bessa. Un museo allestito
e gestito dal gruppo stesso che raccoglie e documenta le tecniche manuali
impiegate nei secoli per la ricerca aurifera. Un lavoro pregevole che mette
in evidenza, prima ancora dei reperti e dei lavori esposti, la passione e la
costanza di questo gruppo di tenere viva una storia vecchia di millenni e di
diffondere la conoscenza archeologica e naturalistica del proprio
territorio. |
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Passando a descrivere il museo, troviamo esposti
gli strumenti più caratteristici usati nei decenni precedenti per la
ricerca dell'oro. Troviamo anche documentazioni fotografiche e plastici
funzionanti e fedeli alla realtà fatti da Giannino Rambaldelli che
riproducono scene ed ambienti relativi alla ricerca dell'oro.
E' arrivata la sera ed il pulmann ci aspetta coi motori accesi. Ci
attardiamo a salutare ed a ringraziare tutti gli amici dell'Associazione
Biellese Cercatori D'Oro che in questo momento vorrei citare uno per uno con
i loro nomi e cognomi ma che purtroppo, come capita in queste giornate, ci
si dimentica di prendere nota. Un saluto ed un ringraziamento per la loro
presenza ed un arrivederci a presto. Il pulmann si muove, accende i fari e
parte. Si ritorna a casa…. stanchi ma contenti, come sempre.
Riccardo Pellizzaro
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